Ultimi minuti in ufficio. Rivedo i dettagli, saluto i colleghi superstiti, in questo agosto de calor en rua Teulada.
La preparazione del viaggio è stata complicata. Pochissime news aggiornate sulla Birmania, no cellulare (che comunque requisiscono all'aeroporto per restituirlo all'uscita del paese), internet limitato, no carte di credito, no bancomat, posti di confine bloccati; pare che si entri ed esca solo da Yangon.
In realtà quando si va all'Ambasciata, sono tutti gentilissimi e il visto è rilasciato con facilità (mi guardo però bene dal dire che lavoro in Rai, per non generare il sospetto di essere giornalista) e i turisti sono più che welcomed.
Sembrerebbe tutto normale. Ma di normale non c'è nulla. I poveri cittadini sono alla fame e stremati dalla dittatura. Le pagine della Lonely danno preziosi consigli per non metterli in nessun modo in condizione di pericolo parlando di politica. Potrebbero essere puniti o arrestati. E' anche importante seguire tutta una serie di accortezze per evitare di dare denaro al regime (per non parlare del dibattito "visitare o meno la Birmania" con pareri discordanti)
E' un viaggio impegnativo, ma anche di riflessione perchè mi ricorda, ancora prima di andarci, che io sono libera e vivo in un paese libero (non mediaticamente, ma questa è un'altra storia). E la libertà rimane sempre - anche per noi che diamo tutto per scontato - il bene più prezioso.
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