mercoledì 14 ottobre 2009

Acqua e templi






Parlare di Birmania significa parlare di acqua e di templi. L'acqua è omnipresente, e se non la si vede, arriverà presto. Ogni santo giorno piovono tonnellate di acqua .
I luoghi di culto sono ovunque. Quasi, o forse più, delle innumerevoli chiese a Roma.
I birmani sono ferventi buddisti e la loro vita ruota intorno alla fede religiosa.
Del resto come potrebbero accettare le infelici condizioni di vita e la dittatura se non si aggrappassero con forza alla fede?

Il tassista mi porta subito al primo tempio Chaukhtatgyi, con il Buddha seduto, anzi sdraiato. Oserei dire impressive! Così come le iscrizioni sui muri che testimoniano le offerte da tutto il mondo. E anche le cassette delle offerte, una per ogni giorno della settimana.

Yangon




Anche qui si boccheggia. Forse un pelino meno di Bangkok. Ma l'atmosfera è cupa e grigia. Si intuisce subito che il monsone la fà da padrone.
La modernità thai è lontana anni luce. Mi sento come Benigni/Troisi sbalzati secoli indietro. STU-PE-FA-CEN-TE. Sembra un paesello di campagna sperduto, e invece è l'aeroporto internazionale.

Un gentile tassista mi porta in centro al prezzo fisso di 5 dollari (qui vige la doppia valuta: prezzi importanti in dollari, mentre cibo e merce da mercatini si paga in valuta locale). Negozio un tour della città a 10 dollari e il tassista mi porta in un'agenzia viaggi dove sperimento subito l'ospitalità birmana. Sono tutti di una gentilezza estrema. Mi offrono un caffè, mi lasciano telefonare, si prodigano per trovarmi un albergo a un buon prezzo e mi trovano un aereo per il giorno dopo. Dicono tutti che Yangon si visita in un giorno ed io voglio fiondarmi subito al nord.
La faccenda hotel però è strana. Di persona era completo (e il prezzo sarebbe stato 35$) prenotato dall'agenzia la camera si trova, e costa solo 22$. Mi garantiscono che prenotando da un'agenzia costa sempre meno. Effettivamente riscontrerò questa cosa anche più in là.

Dalla finestra dell'agenzia vedo Yangon dall'alto. Uno spettacolo poco felice; la città è chiaramente distrutta dalla povertà, dall'arretratezza delle strutture e ancora devastata dall'alluvione monsonica del 2008. E' un posto molto triste e per nulla affascinante. Torna infatti subito alla mente l'Havana, città egualmente umida e decadente, ma di una bellezza infinita.

Mi sistemo in hotel e, nonostante la stanchezza (mi sono svegliata alle 4 e sono in pieno fuso orario Europa-Asia) raggiungo subito il prode tassista, che mi porterà a visitare i posti clou.

Myanmar (ex Birmania)







Chiariamoci subito. Chiamerò il Myanmar Birmania. Non sarà tecnicamente corretto perchè ora si chiama così (il nome fu modificato dal governo-dittatura ai tempi dell'indipendenza proprio per distinguersi dal periodo coloniale britannico e meglio rispecchiare le varie etnie). Ma nemmeno così errato perchè i riferimenti alla cultura del Myanmar ancora si fanno usando l'aggettivo "birmano", e soprattutto, i gruppi filodemocratici attivi all'estero continuano a chiamare il paese Birmania. Ed io, ci mancherebbe, non posso che fare come loro.

Altra questione è quella del boicottaggio, ma la affronterò in altro momento. Ora mi preme solo mostrare, come, con una sola oretta di viaggio (AirAsia a 50 USD) sono approdata a Yangon (ex Rangoon). E soprattutto mostrare la differenza fra i due aeroporti, che rispecchia lo stile di vita dei due paesi limitrofi. Due stati, due mondi e, oserei dire, due millenni diversi!

Bangkok

Arrivata a destinazione nel primo pomeriggio. Aeroporto nuovo e sfavillante, ma soprattutto choc climatico: l'afa ti colpisce e ti stende...ansimando scendo la scaletta dell'aereo. Che caldo!
Anche oggi, dopo tanti viaggi, non riesco ancora a capacitarmi di come si possa uscire dalla propria vita in modo così repentino, ed in poche ore, essere catapultati in un altro universo, un'altra dimensione, un altro mondo, un'altra vita.

Boccheggiando dunque prendo il comodissimo autobus che dall'aeroporto in un'ora mi porta in pieno centro. Sul bus conosco la mia vicina di posto, un'inglese che viaggerà in Asia per 2 mesi, dopo avervi lavorato per anni.
A velocità supersonica sfrecciamo nella superstrada a 6 corsie...per arenarci bruscamente nella melma di traffico della capitale. 500 metri in 30 minuti!
E finalmente raggiungo l'ostello. Carino.

Doccia, vestitino leggero, cambio moneta, superMASSAGGIO (un'ora 3 Euro più mancia di 1 Euro!!!) e - ahimé - monsone. Mi imbatto subito nell'intensa pioggia monsonica (che per fortuna è calda) e sono pronta per la cena e per ritrovare Mauro, conosciuto in piena foresta tailandese qualche anno fa. Accompagnato dal suo amico Giorgio che da 15 anni vive in Myanmar con moglie e figli, e che mi fornirà preziose informazioni sull'Asia. Subito mi informano che, causa monsone, le spiagge birmane saranno impraticabili, che le piogge imperversano ovunque meno in Indonesia, dove di solito arrivano a inizio ottobre. Mi consigliano di riposarmi sulle spiagge di Bali. Ci penserò strada facendo. Nel frattempo mi godo la prima gustosa cena thai e il giro per Sukhumvit.
Che bello arrivare in una nuova città ed essere accolta da vecchi amici che la conoscono bene!

Happily on holiday





Scalo a Zurigo. Tempistica, organizzazione, trenino perfetti. E aeroporto fantasmagorico: sembra di essere in un locale trendy.